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Trimestrali, cambia la mappa degli utili. Chi cresce e chi frena
27 ottobre 2026#WeeklyWatch

Trimestrali, cambia la mappa degli utili. Chi cresce e chi frena

La crescita dei profitti si allarga oltre i big tech, mentre l’Europa avanza a più velocità. Dalle banche al lusso e all’auto, le divergenze dividono settori, regioni e società

Gli Stati uniti guidano, l’Europa procede a velocità diverse. La stagione delle trimestrali disegna una mappa di divergenze tra aree geografiche, settori e società. Per distinguere vincitori e perdenti, contano la qualità degli utili e le indicazioni sui prossimi trimestri.

Il mercato “continua a fornire indicazioni molto costruttive sia negli Stati uniti sia in Europa. Le attese di crescita degli utili rimangono elevate a livello globale, con un incremento stimato poco sotto il 30% nel 2026 e del 15% circa per l'anno successivo, a conferma di uno scenario ancora favorevole per le aziende. Ma dietro i numeri aggregati aumentano le distanze tra settori e società”, spiega Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Relative di Banca Generali.

Utili, gli Stati uniti mantengono il vantaggio

Le previsioni del mercato parlano, per gli Usa, di una crescita degli utili del 34% nel 2026 e del 17% nel 2027, contro il 23% e il 12% dell’Europa, intesa come mercato complessivo e non soltanto come Eurozona. A spiegare parte del divario è il peso della tecnologia: il 37% nell’MSCI USA, contro il 9% nell’MSCI Europe.

Dopo il +53% del secondo trimestre, gli utili dell’S&P 500 registrano ad oggi un aumento intorno al 38% nel terzo trimestre: hanno però pubblicato i conti soltanto circa 130 società su 500. Il dato resta quindi provvisorio. Spiccano i risultati di titoli tech ed energia, quest’ultima sostenuta anche dal petrolio, passato nell’ultimo anno da circa 65 a 114 dollari al barile secondo il commento.

Il peso della crescita degli utili delle Mag 7 sul totale dell'S&P 500

Oltre le Magnificent 7

La novità è l’ampliamento della dinamica di crescita degli utili, all’interno del mercato Usa. Il contributo delle Magnificent 7 all’incremento dei profitti dell’S&P 500, arrivato al 73% nelle fasi di massima concentrazione degli scorsi anni, è atteso al 46% quest’anno e al 29% nel prossimo. «Si tratta di un segnale importante perché evidenzia come la crescita non sia più concentrata esclusivamente sui grandi titoli tecnologici, ma sia ormai sostenuta da un numero crescente di settori e società», osserva Cominotto. Un peso relativo minore non implica necessariamente utili in calo per i colossi tech, ma una maggiore partecipazione del resto del mercato.

Un sostegno arriva dal settore manifatturiero: l’indice PMI preliminare statunitense di ottobre è salito a 56 punti, sopra la soglia di espansione di 50. Un segnale favorevole agli industriali, ma non ancora la conferma di una rotazione duratura.

La ricerca di alternative ai big tech passa anche dall’Europa. Nell’ultimo anno i titoli value globali hanno battuto i growth e, da inizio settembre, il paniere Goldman Sachs GRANOLAS ha superato l’MSCI World. Si tratta di undici società europee attive tra healthcare, consumi e tecnologia, il cui successo racconta una crescita meno concentrata. Intanto, utili robusti e andamento laterale del mercato hanno ridotto, spiega Cominotto, il rapporto prezzo/utili europeo da 15,2 a 14 volte e quello dell’S&P 500 da 22 a 18,5.

Utili in aumento e titoli stabili, le valutazioni sono più contenute

Banche, risultati solidi ma percorsi differenti

Negli Usa, JPMorgan Chase e Goldman Sachs hanno riportato risultati in crescita su base annua, ma con ombre sugli investimenti e sulle prospettive dell’investment banking.

In Europa a pesare sui conti delle banche è lo spread francese. «Nonostante questo, le valutazioni restano interessanti e il contesto di tassi ancora elevati dovrebbe continuare a fornire supporto al settore. Da monitorare margini e qualità del credito», sottolinea Cominotto.

Tecnologia: la crescita non basta, conta la qualità

La tecnologia, come visto, traina gli utili americani: le undici società che hanno pubblicato i conti sulle 69 del comparto mostrano una crescita del 200%. “Un dato ancora parziale, che non annulla le differenze tra società”, spiega il gestore.

Per Microsoft e Alphabet conteranno la sostenibilità della crescita di cloud e intelligenza artificiale, distinguendo i risultati operativi dagli effetti finanziari. -Meta, invece, ha riportato ricavi in aumento a utili operativi in calo: oneri legali e investimenti infrastrutturali mettono sotto pressione redditività e cassa.

Lusso e auto, la chiave è in Cina

Domanda cinese debole e concorrenza locale dividono il lusso. Cominotto contrappone il calo delle vendite asiatiche di LVMH alla crescita di Laopu Gold: un confronto tra periodi e perimetri diversi, ma indicativo di traiettorie divergenti. Anche in LVMH la ripresa è selettiva: gioielli e distribuzione crescono, mentre moda e pelletteria restano sotto pressione.

Nell’auto, BMW esemplifica le difficoltà del settore: nei primi nove mesi la crescita delle consegne in Europa e negli Usa non compensa il calo cinese, mentre la redditività resta sotto pressione. Concorrenza cinese e transizione elettrica pesano su prezzi, costi e cassa: vendere di più non significa guadagnare di più.

I segnali da monitorare nelle prossime trimestrali

In ultima analisi, le prossime trimestrali dovranno confermare ampiezza e qualità della crescita, separando risultati operativi ed effetti straordinari. Soprattutto, saranno decisive le previsioni dei management.

«La combinazione tra utili robusti e multipli più contenuti, in assenza di un aumento delle tensioni geopolitiche, potrebbe rappresentare una base favorevole per i mercati nel prossimo futuro», conclude Cominotto. Uno scenario condizionato, non una garanzia: la mappa di vincitori e perdenti resta da aggiornare, bilancio dopo bilancio.

Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Relative di Banca Generali Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Relative di Banca Generali
Il mercato continua a fornire indicazioni molto costruttive sia negli Stati uniti sia in Europa. Le attese di crescita degli utili rimangono elevate a livello globale, con un incremento stimato poco sotto il 30% nel 2026 e del 15% circa per l'anno successivo, a conferma di uno scenario ancora favorevole per le aziende. Ma dietro i numeri aggregati aumentano le distanze tra settori e società

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