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Bond, il ritorno delle cedole tra rischio e opportunità
08 ottobre 2026#WeeklyWatch

Bond, il ritorno delle cedole tra rischio e opportunità

Dopo gli anni dei tassi a zero, l’obbligazionario torna a portare reddito nei portafogli. Rendimenti più interessanti aprono nuove opportunità nel credito di qualità, mentre inflazione, tensioni energetiche e fragilità dei conti pubblici impongono selezione, diversificazione e gestione attiva.

Rischio o opportunità? Dopo oltre un decennio segnato da tassi prossimi allo zero e acquisti straordinari delle banche centrali, il mercato obbligazionario è tornato a offrire rendimenti significativi. Il rovescio della medaglia è una volatilità più elevata, ormai parte integrante del nuovo scenario. Un rischio che istintivamente spaventa molti risparmiatori, anche per la tendenza di una parte della cronaca finanziaria ad associarlo alla possibilità di una crisi. Per gli investitori, però, il punto non è eliminarlo, ma misurarlo e valutare se e quando sia adeguatamente remunerato.

Una nuova normalità per i bond

«Dal 2022 a oggi, il livello di volatilità del mercato si è assestato su una fascia più alta», osserva Paolo Baldessari, Responsabile Gestioni Income & Alternative Strategies per l’area Asset Management di Banca Generali.

Il ritorno della volatilità sull'obbligazionario

Il fenomeno nasce dalla fine delle politiche monetarie ultraespansive: il rialzo dei tassi, seguito al balzo dell’inflazione nel biennio 2022-2023, e il ridimensionamento degli acquisti delle banche centrali hanno restituito al mercato il compito di determinare i prezzi. Tensioni energetiche, crisi geopolitiche e incertezza sulla sostenibilità dei conti pubblici di alcuni Paesi amplificano inoltre le oscillazioni dei rendimenti.

Gli indici che misurano le oscillazioni attese del reddito fisso segnalano infatti un rischio superiore rispetto agli anni del quantitative easing. Ma, a differenza di allora, «questo rischio torna a essere accompagnato da una remunerazione più interessante: i rendimenti obbligazionari globali si sono riportati su livelli paragonabili a quelli precedenti la grande crisi finanziaria del 2008».

I rendimenti obbligazionari tornano ai livelli pre-2008

È questo il primo elemento di discontinuità. Le cedole sono tornate a svolgere una funzione concreta nella costruzione dei portafogli: generano flussi, offrono una protezione potenziale contro oscillazioni moderate dei prezzi e restituiscono al comparto obbligazionario un ruolo che negli anni dei tassi a zero si era progressivamente ridotto.

Credito di qualità: il rendimento cambia prospettiva

L’opportunità può quindi andare di pari passo con il rischio, se sostenuta da una gestione attiva e professionale. Il credito europeo investment grade sintetizza bene questo cambiamento. «Rendimenti superiori al 4%», sottolinea Baldessari, «consentono oggi di esporsi a emittenti solidi e diversificati per settore, ottenendo livelli che, prima del 2022, erano più facilmente associati ai segmenti a maggiore rischio, come l’high yield. Non significa che la selezione sia diventata superflua: al contrario, richiede attenzione alla sostenibilità del debito, alla qualità dei bilanci e alla capacità delle imprese di assorbire costi di finanziamento più elevati».

Il rendimento del segmento dei bond corporate HY, per anni inferiore al 4% offerto oggi dai titoli IG

Il nodo dei debiti sovrani

La crescita dei rendimenti, tuttavia, aumenta la pressione sull’intero sistema finanziario e «tende a far emergere gli anelli più deboli. Il tema riguarda soprattutto i Paesi con finanze pubbliche fragili, nei quali il maggiore costo del debito può intrecciarsi con instabilità politica, esigenze di rifinanziamento e posizionamenti di mercato molto concentrati. Le tensioni osservate in Francia e nel Regno Unito mostrano quanto rapidamente un movimento possa amplificarsi quando fattori tecnici, legati alla liquidità e alla leva finanziaria, obbligano gli operatori a ridurre le posizioni», sottolinea Baldessari.

Le pressioni energetiche e inflattive restano una variabile decisiva. Un nuovo e persistente aumento dei prezzi delle materie prime potrebbe mantenere elevate le aspettative d’inflazione, limitare lo spazio di manovra delle banche centrali e accrescere il costo di rifinanziamento del debito.

Ma non ogni fase di volatilità prelude automaticamente a una crisi: la discriminante è la capacità dei singoli emittenti di gestire crescita, bilancio pubblico e scadenze in un contesto di costo del capitale più alto.

Diversificare oltre l’Europa

In questo quadro, la diversificazione geografica torna centrale. «Uscire dall’Eurozona e cercare opportunità anche sul fronte valutario, al di fuori dell’euro, potrebbe essere interessante: la diversificazione geografica può tornare a fare la differenza», osserva Baldessari. Ampliare lo sguardo consente infatti di includere mercati, valute e cicli monetari differenti. L’esposizione valutaria introduce un ulteriore fattore di rischio, ma può contribuire a costruire portafogli meno dipendenti dalle vicende fiscali e politiche dell’area euro, in vista di un anno denso di appuntamenti elettorali.

Il ritorno delle cedole ridisegna anche il rapporto tra bond e azioni. «Con i rendimenti attuali, l’equity non è più l’unica alternativa: l’obbligazionario comincia a offrire flussi di ritorno comparabili, in alcuni casi persino superiori», aggiunge il gestore. Per fondi pensione, investitori istituzionali e portafogli bilanciati, la componente obbligazionaria può così tornare a rappresentare una fonte autonoma di reddito e stabilizzazione, pur in un contesto più mobile rispetto al passato.

Il nuovo scenario obbligazionario contiene quindi entrambe le dimensioni: rischio e opportunità. Rendimenti più alti possono mettere sotto stress i debitori fragili, ma restituiscono valore alle cedole e ampliano le alternative disponibili. «La chiave non è inseguire il rendimento nominale, bensì selezionare qualità, scadenze e aree geografiche con disciplina, attraverso una gestione attiva, affinché ogni rischio assunto sia misurato e trovi una remunerazione coerente», conclude Baldessari.

 

Paolo Baldessari, Responsabile Gestioni Income & Alternative Strategies per l’area Asset Management di Banca Generali Paolo Baldessari, Responsabile Gestioni Income & Alternative Strategies per l’area Asset Management di Banca Generali
«Dal 2022 a oggi, il livello di volatilità del mercato si è assestato su una fascia più alta, ma questo rischio torna a essere accompagnato da una remunerazione più interessante: i rendimenti obbligazionari globali si sono riportati su livelli paragonabili a quelli precedenti la grande crisi finanziaria del 2008»

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