Accanto al tema del consolidamento sta emergendo un secondo grande filone strategico: la sicurezza energetica. “Le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi hanno riportato al centro dell’attenzione uno dei principali punti vulnerabili del sistema energetico globale, lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e una quota rilevante del commercio globale di gas naturale liquefatto. La sola possibilità di interruzioni prolungate del traffico energetico ha ricordato agli investitori quanto la sicurezza delle forniture sia diventata una priorità politica oltre che economica”, commenta ancora Longhi.
Qua entra in gioco uno dei temi più interessanti e forse ancora sottovalutati del mercato azionario globale: il ritorno del nucleare. Dopo anni di marginalizzazione e demonizzazione politica in alcuni Paesi, l’energia nucleare sta vivendo una profonda rivalutazione strategica. La combinazione tra crescente domanda elettrica derivante dall’intelligenza artificiale, necessità di decarbonizzazione e ricerca di indipendenza energetica sta spingendo governi e operatori a riconsiderare il ruolo dell’atomo nel mix energetico futuro.
Negli Stati Uniti società come Constellation Energy, Vistra e GE Vernova stanno beneficiando di questa narrativa; in Europa tornano al centro dell’attenzione operatori con esposizione nucleare come EDF, mentre lungo la filiera industriale crescono l’interesse e gli investimenti verso produttori di componentistica, combustibile e tecnologie legate agli Small Modular Reactor. Il nucleare presenta infatti caratteristiche uniche: produzione continua, bassissima intensità carbonica e minore dipendenza dalle rotte energetiche che attraversano aree geopoliticamente instabili.
“In uno scenario in cui la sicurezza energetica torna ad avere un valore economico esplicito, il settore potrebbe diventare uno dei principali beneficiari dei nuovi piani di investimento pubblici e privati”, puntualizza l’esperto di Banca Generali.