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Istruzioni per investire nel nuovo (dis)ordine globale
30 September 2026#WeeklyWatch

Istruzioni per investire nel nuovo (dis)ordine globale

Dal confronto promosso da Banca Generali tra oltre 20 protagonisti dell’asset management globale emerge un quadro di ottimismo, oltre a una nuova mappa delle opportunità e dei rischi: meno liquidità improduttiva, più diversificazione e attenzione alle trasformazioni generate dall’intelligenza artificiale, dalla geopolitica e dalla longevità

L’economia globale continua a crescere nonostante inflazione, tensioni geopolitiche e frammentazione economica. Gli Stati Uniti restano leader nell’innovazione tecnologica, mentre l’attenzione degli investitori si estende dall’Europa ai mercati emergenti.

Sono i messaggi chiave dell’incontro organizzato la scorsa settimana da Banca Generali con le principali case di investimento internazionali per delineare i trend destinati a influenzare mercati e patrimoni. Oltre 20 protagonisti del risparmio gestito si sono confrontati sui temi centrali per asset management e private banking.

Al centro del confronto, sfide decisive: trasformare la liquidità nei portafogli in investimenti produttivi; proteggere il patrimonio dall’inflazione; individuare dove si creerà valore nell’era dell’intelligenza artificiale, oltre i grandi hyperscaler. Geopolitica, sostenibilità del debito e crescente correlazione tra le principali asset class riportano inoltre la diversificazione al centro delle strategie, contro i rischi di concentrazione e per governare le transizioni di lungo periodo.

A introdurre la discussione e delineare il quadro macroeconomico di riferimento è stata Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte e Responsabile Macro Research di Banca Generali.

Mercati senza certezze: la nuova geografia del rischio

“Se smettiamo di rispettare le regole di un sistema economico, politico e sociale, il sistema crolla”. Da questa immagine, evocata attraverso l’Odissea cinematografica di Nolan, Donatella Principe ha costruito la sua lettura dei mercati: un viaggio in un ordine globale che si sfalda e impone agli investitori di cambiare rotta. Conflitti, tensioni geopolitiche e strozzature negli stretti marittimi hanno spinto il commercio mondiale dal “just in time” al “just in case”, rendendo più fragili le catene di approvvigionamento e più frequenti gli shock d’offerta. Ne deriva un’inflazione più persistente, difficile da governare per banche centrali che operano in un quadro istituzionale meno solido.

L’enorme debito pubblico ha intanto spostato il baricentro dei mercati dalla politica monetaria alla “dominanza fiscale”: deficit, interessi e sostenibilità dei conti condizionano rendimenti obbligazionari e credibilità degli Stati. Anche l’intelligenza artificiale, ha osservato Principe, mostra un volto meno rassicurante: prima di generare produttività richiede ingenti investimenti in data center, energia e componenti, trasformando le Big Tech in colossi più indebitati e ad alta intensità di capitale. L’economia mondiale cresce, le stime migliorano e gli utili restano solidi, ma gli equilibri sono fragili e gli strumenti difensivi non offrono più certezze. I titoli governativi sono essi stessi portatori di rischio; l’oro può fallire quando dovrebbe proteggere; persino i grandi gruppi tecnologici possono subire brusche correzioni.

Da qui l’invito a ripensare la costruzione dei portafogli, ricercando una diversificazione autentica e coperture reali contro inflazione e volatilità. Perché, ha concluso Principe, rifugiarsi nella “distorsione della normalità”, fingendo che nulla sia cambiato, può sembrare una strategia, “ma non è una strategia che consente di costruire portafogli resilienti per i nostri clienti”.

Dalla liquidità all'investimento: la sfida della crescita

Dal confronto tra le case di investimento è emerso un punto condiviso: dopo anni di accumulo favorito dai bassi tassi e dall’incertezza, la liquidità deve tornare a sostenere crescita e obiettivi finanziari di lungo periodo. Non basta più proteggere il capitale: occorre attivarlo con maggiore efficacia.

Anche la tradizionale teoria del ciclo di vita del risparmio appare meno lineare: longevità, bisogni più complessi e trasferimenti generazionali impongono un nuovo equilibrio tra spesa, protezione del capitale e crescita degli investimenti.

Le indicazioni delle case di investimento convergono sul ruolo dell’azionario nella creazione di valore, ma pongono accenti diversi sulle opportunità: dall’Europa ad alcune aree emergenti. Il punto decisivo resta la costruzione del portafoglio, chiamata a bilanciare crescita, inflazione e controllo dei rischi.

AI: dall'entusiasmo ai risultati

Dopo la fase dominata da investimenti e aspettative, l’intelligenza artificiale è ora alla prova dei risultati. Nel confronto, gli asset manager hanno insistito sulla necessità di misurare ricavi, produttività e ritorni sul capitale, distinguendo le promesse dalle applicazioni capaci di creare valore.

L’attenzione si sposta dai grandi nomi tecnologici all’intera catena del valore: energia, reti, semiconduttori, memorie, infrastrutture digitali e data center. Secondo diverse case di investimento, questi snodi — oggi veri colli di bottiglia — intercetteranno una parte rilevante della crescita dell’ecosistema AI.

Restano però i rischi di concentrazione, non solo nelle Big Tech statunitensi, ma anche in mercati asiatici fortemente esposti alla filiera, come Taiwan e Corea del Sud. Pur con valutazioni differenti sui singoli segmenti, le case di investimento concordano sulla necessità di ampliare la diversificazione geografica e settoriale.

Il "family cycle" e la longevità

Accanto alle rivoluzioni tecnologiche e finanziarie, le dinamiche demografiche ridefiniscono la gestione patrimoniale: nei prossimi decenni migliaia di miliardi di dollari passeranno di mano, coinvolgendo famiglie, imprenditori e nuovi investitori.

La sfida non riguarda soltanto il trasferimento della ricchezza, ma anche quello di responsabilità e competenze. La longevità allunga gli orizzonti di investimento e accresce le esigenze di protezione e reddito. Nel confronto sono emerse strategie differenti, ma una direzione comune: ampliare la diversificazione verso mercati emergenti, infrastrutture, oro e altri asset capaci di affrontare volatilità e frammentazione geopolitica.

Liquidità, intelligenza artificiale e passaggio generazionale convergono in un’unica direzione. Al di là delle diverse preferenze espresse dalle case di investimento, il portafoglio del passato non basta più: servono diversificazione autentica, flessibilità e visione di lungo periodo. Nelle grandi transizioni, il rischio maggiore non è la volatilità, ma l’immobilismo.

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