Di fronte a questo scenario, “il messaggio lanciato dai mercati appare piuttosto chiaro: viene premiata la crescita degli utili, la capacità di innovare e l'esposizione ai grandi megatrend globali, mentre c'è sempre meno spazio per modelli di business privi di chiari fattori di accelerazione”, avverte il gestore.
Per il gestore, dal punto di vista geografico gli Stati Uniti continuano a rappresentare il mercato di riferimento grazie alla leadership tecnologica e alla straordinaria capacità delle imprese di generare utili. Tuttavia, “dopo anni di sovraperformance, sempre più investitori stanno ampliando il proprio raggio d'azione. L'Europa, spesso trascurata nell'ultimo decennio, offre valutazioni mediamente più contenute e potrebbe beneficiare sia del ciclo degli investimenti infrastrutturali sia della crescita della spesa per difesa e sicurezza. Ancora più interessante appare il Giappone, una delle sorprese positive degli ultimi anni, sostenuto dalle riforme di governance societaria e dal crescente interesse degli investitori internazionali”, prosegue Longhi.