La guerra in Iran non sta solamente portando i mercati finanziari internazionali sulle montagne russe, sta anche rompendo alcuni trend consolidati con cui gli investitori hanno sempre risposto alla volatilità innescata dalle crisi geopolitiche.
Storicamente, in queste fasi, il ‘copione’ seguito delle Borse era il seguente: scoppia un conflitto, aumenta l’incertezza con conseguente innalzamento della volatilità e il denaro si muove verso oro, Treasury americani, yen e franco svizzero. In seguito, la volatilità si attenua e il mercato si normalizza tornando verso equity e corporate bond.
“Solo che questa volta, con l’attuale conflitto in Medio Oriente, la sceneggiatura sembra essersi inceppata: molti ‘beni rifugio’ si stanno comportando come asset rischiosi, e la protezione che ci si aspettava sta diventando intermittente, talvolta persino illusoria o dannosa”, spiega Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali.
Non a caso i rendimenti dei Treasury dall’inizio del conflitto sono saliti di oltre 30 punti base, così come quelli del Bund tedesco, mentre l’oro perde oltre il 10%. Anche franco svizzero e yen non hanno mostrato il consueto trend di rafforzamento, restando complessivamente piatti nei confronti dell’euro e anzi indebolendosi rispetto al dollaro Usa.
Invece di assistere alla consueta corsa verso gli asset di qualità, “stiamo vedendo qualcosa di più inaspettato: una competizione in cui vince chi offre liquidità immediata e perde chi non è compatibile con il regime macroeconomico del momento”, prosegue Longhi.